domenica 7 settembre 2008

The Dark Knight (il cavaliere oscuro)




In breve: Batman continua la sua lotta contro il crimine, accompagnato dal neo commissario Gordon e il nuovo procuratore distrettuale. Ad un passo dall'incastrare la mafia in escalation, dovrà presto fare i conti con la sua nemesi, scoprire i propri limiti e guardarsi faccia a faccia con se stesso.



Avete mai giocato a "Carta, Sasso, Forbice"?
I bambini lo utilizzano per decidere i determinati ruoli che spettano ad ognuno di loro, prima di iniziare un'attività.
Si fa con le mani, e si basa sul principio di ribaltamento ed esclusione, tale per cui carta batte sasso; sasso batte forbice; forbice batte carta.
Un elemento annulla l'altro ma non il suo contraltare, di conseguenza nessuno vince su tutti.
Fin qui niente di speciale.
Ma se fosse il trucco che si nasconde dietro il prestigio?
Perchè, il nuovo film di Christopher Nolan: Batman "The Dark Knight" non è altro, da un grande numero di magia.
Ogni grande numero di magia è costituito da 3 parti.
La prima si chiama PRESENTAZIONE: il mago mostra qualcosa di ordinario che naturalmente non lo è. (La pellicola The Prestige è palesemente il laboratorio di maturazione cinematografica del regista in questione)
La seconda si chiama COLPO DI SCENA: il mago trasforma quello di ordinario in qualcosa di straordinario. (Batman Begins è la migliore definizione dell'oscuro eroe dei fumetti DC)
Cercare di scoprire il trucco è inutile.
Per questo esiste una terza parte chiamata PRESTIGIO dove succede l'inaspettato, dove vedi qualcosa che non hai mai visto prima".

Ed ecco The Dark Knight.
Di ripresa viva, tanto da caratterizzare i personaggi, di sceneggiatura solida tanto da garantire l'ottima gestione di questi, il film di Nolan diventa un outcast del cinema in quanto riesce a completare e racchiudere tutti quei temi attuali e reali trattati in molte delle pellicole uscite negli ultimi anni e in azzardo, nella postmodernità.
Le figure sociologiche dell'ibrido, del frammentato, della coincidenza nelle opposizioni, piu, le figure attuali della cannibalizzazione e ipocrisia della società (Sweeney Todd), dell'avvento di una violenza irrazionale (Non è un Paese per vecchi), della comparsa di forze violente sconosciute (la Promessa dell'assassino) , l'inquinamento dell'animo umano (Il Petroliere, Io sono leggenda), e ancora la crisi del visibile e l'avanzata di un orizzonte di senso non oculistico non sono allucinazioni, ma dati di fatto presenti.
Essi sono anche di più, sono cio che lo rende intramontabile.
La vera forza di Batman.


David





sabato 28 giugno 2008

Blow up: Waiting the Dark Knight..




La febbre è alle stelle, l'attesissimo sequel dell'uomo pipistrello è sempre più vicino.
In Italia dal 23 luglio, negli States dal 18, ma è gia tutto pronto.
Negli USA si è da poco conclusa l'anteprima e gia alcune note riviste brillano di recensioni, facendo entrare nell'Olimpo filmico, quello di James Dean e Marilyn Monroe, l'ultima interpretazione del povero Heath Ledger che riporta in grande spolvero il Bad Guy più amato di tutti : Joker.
Ma non sarà l'unica grana dell'eroe tenebroso, questa volta Batman avrà un bel da fare.
Il marchio è nel cielo, non ci resta che attendere il suo arrivo!


Rolling Stones:

"The haunting and visionary Dark Knight soars on the wings of untamed imagination. It’s full of surprises you don’t see coming. And just try to get it out of your dreams"



Trailer:





Giochi:

WhySoSerious.com/RedBalloons
www.whysoserious.com/laughtilithurts/
whysoserious.com/punkdrop/


New Poster:



David

Blow up: L'unico Leone d'Oro



Il Leone d'oro della Mostra del Cinema di Venezia diventera' un premio sempre piu' esclusivo assegnato solo a chi svettera' su tutti.
Lo ha annunciato il presidente della Biennale Paolo Baratta, spiegando che non ci saranno piu' premi ex-aequo, del resto formalmente gia' aboliti, ne' Leoni dell'ultim'ora.
'Con tanti Leoni si aumenta solo il numero degli insoddisfatti', ha detto Baratta, aggiungendo che il processo comunque non sara' rapidissimo: 'Ci vorra' un anno almeno'.

David (Ansa)

lunedì 23 giugno 2008

Blow up: I 100 nuovi classici


LOS ANGELES, 21 GIU - Pulp Fiction e' il miglior film ' degli ultimi 25 anni.
A decretarlo e' il settimanale americano Entertainment Weekly.
Il giornale ha festeggiato l'uscita del suo millesimo numero con un'edizione speciale, in cui ha stilato la classifica dei migliori 100 film dell'ultimo quarto di secolo,chiamati 'i nuovi classici'.
Sul 2/o gradino del podio, dopo il film di Tarantino,si e' piazzata la trilogia del Signore degli Anelli, mentre al terzo troviamo Titanic.

http://www.ew.com/ew

David

giovedì 19 giugno 2008

Bacheca: 30 Festival del cinema di Mosca


MOSCA, 19 GIU - Compie i trent'anni il festival internazionale del cinema di Mosca, inaugurato solennemente oggi dal patron Nikita Mikhailkov.
La manifestazione si svolge al centrale cinema Pushkin, e sono attesi ospiti Will Smith e Charlize Theron per presentare in prima mondiale il film 'Hancok', di Peter Berg.
A capo della giuria c'e' Liv Ullman, ed e' atteso Takeshi Kitano, che ricevera' un premio alla carriera. Sono in programma circa 200 pellicole, in maggioranza russe.

David (siti vari)

mercoledì 18 giugno 2008

Bacheca: Moda a Fumetti



Superman, Wonder Woman, Flash Gordon, Spiderman, Batman… i supereroi si mettono in mostra e ispirano gli stilisti più celebri. L’universo colorato e iperbolico dei fumetti, dopo aver invaso il cinema, entra in contatto con il mondo della moda.
La mostra “Superheroes: Fashion and Fantasy”, aperta fino al 1° settembre al Metropolitan Museum of Art di New York, vuole rendere omaggio alla profonda influenza dei supereroi nell’immaginario collettivo e nella moda.
La rassegna consente di ammirare costumi cinematografici, creazioni futuristiche di haute couture e di abbigliamento sportivo, tutti ispirati all’iconografia del supereroe. Il percorso espositivo riflette sul significato del “supereroismo”, giungendo ad affrontare tematiche di identità, sessualità e nazionalismo.
La moda del resto condivide con i supereroi alcune caratteristiche fondamentali come la malleabilità e il trasformismo, con la loro continua celebrazione della metamorfosi. La bizzarria, l’inventiva della moda e la fantasia insita nei supereroi, recano in sé la libertà di fantasticare e di sfuggire alla banalità quotidiana.
Il potere della trasformazione è esaltato al massimo nelle creazioni ispirate a Mistica, l’indimenticabile personaggio della serie X-Men, la sensuale mutante dalla pelle blu che assume qualsiasi forma… come un moderno Proteo.
Tra i pezzi forti, il bikini a stelle e strisce della collezione “Wonder Woman” disegnata da John Galliano per Christian Dior Haute Couture, metafora del Corpo Patriottico e del nazionalismo del personaggio.
Sponsor della mostra è nientemeno che Giorgio Armani. In mostra si ammirano le ardite creazioni di Balenciaga, Pierre Cardin, John Galliano, Jean Paul Gaultier, Givenchy, Alexander McQueen, Moschino e molti altri.


David
(sito, Leggi e Vai)

Bacheca: Cineshow



Torino come Las Vegas, intesa come luogo della piu' importante fiera del settore delle tecnologie per il cinema e la televisione.
Ha avuto la sua prima presentazione ufficiale a Roma, nella sede capitolina della Regione Piemonte la prima edizione di CineShow, rassegna espositiva interamente dedicata al cinema, alla televisione e al multimedia, che avra luogo al Lingotto Fiere di Torino dal 18 al 20 novembre 2008.
CineShow sara' un vero e proprio evento fieristico professionale che si articolera' in unarea espositiva e in un ricco calendario di convegni e di incontri di alto livello, per permettere agli operatori di fare il punto sulla situazione del mercato. Tra gli eventi in programma il convegno Cinema e Brand si integrano e il convegno Cinema tra cultura e imprenditoria realizzato in collaborazione con il Premio Grinzane Cavour.
Inoltre, questanno CineShow ospitera' al suo interno la sesta edizione delle Giornate Europee del Cinema e dellAudiovisivo - il principale Co-production Forum in Italia che ha l'obiettivo di favorire lo sviluppo di progetti europei.

David (siti vari)

Blow up : Bollywood & Hollywood

NEW YORK, 18 GIU - Bollywood all'acquisto dei sogni di Dreamworks: lo studio di Steven Spielberg sarebbe vicino a un accordo col gruppo indiano Reliance.
Lo scrive il Wall Street Journal precisando che la nuova avventura darebbe al regista la liquidita' per staccarsi dal gigante Paramount.
Ma non è l'unico nodo che verrebbe sciolto.
La fusione sarebbe, inoltre, un'arma a doppio taglio: da un lato andrebbe a risolvere le difficoltà di avere denaro contante agli studi cinematografici U.S.A, dall'altro, sopperirebbe le difficoltà di spesa dei coetanei indiani.
Bollywood produce circa 1000 film l'anno, ma il top di bilancio è di $ 15m, che è pari o meno a quello che percepirebbe un attore come Tom Cruise, in un'attuale produzione.
Gli indiani sono assidui frequentatori di sale cinematografiche, ma essendo il prezzo del biglietto bassissimo (0.50 $), la pirateria molto diffusa e gli incassi dei Dvd esigui, i ricavi risultano essere veramente scarsi (Anche meno della metà di quello che le case di produzione maturano).
Siamo all'inaugurazione di un nuovo impero mediatico.

David

sabato 7 giugno 2008

Blow up: Fenomeno d'incapacità...comunicativa

Spesso ci perdiamo in cazzate.
Continuamente i media, per riempire il loro vuoto, dettato dall'asservimento economico-politico, dicono cazzate.
Ricordo le discussioni sulla posizione del crocifisso, se doveva star dentro o fuori dalle aule scolastiche, quando la scuola, come da tempo vuole, meritava attenzioni serie.
Ricordo un recente articolo, che parlava di quanto tempo, un noto giocatore di calcio, non scopasse con una donna ( aimè il più letto).
Ricordo di quando il Tibet era sulle prime pagine di tutto il mondo e da noi segregato, se non accennato, nelle ultime, lasciando ampio spazio ai problemi di un allenatore con i suoi atleti, fino a scomparire.
Ricordo la discussione se il Dalai-Lama dovesse essere ricevuto o meno dai politici e con altrettanta memoria ricordo i mesi spesi per l'orsetto Knut.
E cosi via. Potrei sfinirvi.
Sulla stessa linea di questo nulla mediatico, su cui tornerò in un post futuro, colgo l'occasione per evidenziare e fare riflettere su l'ennesimo uso improprio del mezzo cinematografico.
Come frequentemente accade, ed è accaduto, in Italia, il medium cinema viene utilizzato o accostato ad argomenti o fatti che con esso non hanno nulla a che fare, anche se c'è del simile che li ricongiunge.
Serve solo per creare quella che chiamiamo aria fritta.
Proprio aprendo il sito del più famoso giornale milanese, assieme alla vampata di niente, trovo l'ennesimo accostamento del cazzo:

Robin Hood era di destra o di sinistra?

La fedeltà al re fa propendere
per la prima ipotesi, ma lo spirito egualitario spingerebbe per la seconda.


E' possibile parlare di questo, quando il cinema, sopratutto quello italiano, merita discussioni e attenzioni più importanti?
Perchè non si parla di quanto Cinecittà sia alla frutta, producendo una decina di pellicole all'anno, i cui dvd non vengono nemmeno realizzati all'estero?
Perchè non si parla della poca possibilità dei ragazzi di entrare in questo campo gia difficile di suo?
Perchè non si parla dell'arretratezza, tutta nostra, dei mezzi per fare cinema?
E ancora.
Perchè non si parla di altre realtà come quella del cinema Indiano ( industria più grande e competitiva di Hollywood), di quello Africano, Coreano e Cinese?
Perchè non si parla delle varie raltà di cinema indipendente?
E della mancanza di produttori con le palle, in Italia?
Naturalmente sto sbagliando io, il cinema italiano è in salità. Con due film portati a Cannes,forse nemmeno in digitale, siamo in salita, quindi va tutto bene.

David

venerdì 6 giugno 2008

Bacheca: Eventi e Festival




Ecco una lista degli Eventi cinematografici in corso questo mese in vari Paesi del Mondo.
La pubblicazione, ha lo scopo di mettere in contatto la nostra conoscenza con le varie realtà cinematografiche che in Italia non vengono citate in primo piano, cosi che si possano individuare nuovi movimenti e modi di fare cinema.



Arcipelago - Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini (Rome, Italy)
www.arcipelagofilmfestival.org

Canadian Film Centre’s Worldwide Short Film Festival (Toronto, Canada)
www.worldwideshortfilmfest.com

Festival de Cine de Huesca (Spain)
www.huesca-festival.com

International Animated Film Festival Annecy (France)
www.annecy.org

International Short Film Festival Hamburg (Germany)
www.shortfilm.com

Sydney Film Festival (Australia)
www.sydneyfilmfestival.org

AnimaFest (Zagabria, Croatia)
www.animafest.hr

Karlovy Vary International Film Festival (Czech Republic)
www.kviff.com

Sunny Side of the Doc (Marsille, France)
www.sunnysideofthedoc.com

Bellaria Film Festival Anteprimadoc (Bellaria, Italy)
www.bellariafilmfestival.org


(Film Commission site)

giovedì 5 giugno 2008

The Darjeeling Limited



In breve: Dopo la morte del padre, tre fratelli decidono di recarsi in India per un lungo viaggio in treno. Rimanendo soli nel deserto, meditano sulle vicende, poco piacevoli, della famiglia, ricucendo cosi il loro rapporto fratturato.



Prendere
il Treno.
Partire.
Perdere il treno.
Ricominciare tutto daccapo.
Ricucire un rapporto traumatizzato da una scomparsa.
Assenza della figura paterna, materna o propria?
Da una pendono tutte.
Ossessionati da una perdita, i tre fratelli del nuovo film di Wes Anderson, non si trovano solo a percorrere un semplice itinerario prestabilito, inizialmente ignoto, ma intraprendono un vero e proprio viaggio spirituale.
Accompagnati da oggetti e valige, pesanti di mancanza, Francis Jack e Peter tentano di auto medicare le ferite del passato con l'ausilio della preghiera, gesto del credere.
Credenza che non si configura come religiosità, ma come introspezione, per imparare a fidarsi e riconoscere la necessità di mettere in comune la sofferenza adattandosi cosi a un'altra condizione rispetto a quella di sempre.
Ed è qui che ci si perde.
In questo deserto.
Ma è anche da qui che ,apprendendo la centralità del proprio io e quindi che solo da esso per energia endoflessa si cicatrizzano le personali ferite del passato, si diventa più leggeri cosi da riuscire a saltare su un nuovo convoglio ferroviario.
Emblematiche quindi le scelte dei luoghi di narrazione: una splendida e colorata India e un fluttuante non-luogo quale è il treno.
Metafore anche essi, come gli oggetti.
Dopotutto quando ci fermiamo per raccoglierci, finiamo in un luogo altro, fuori dal mondo (non luogo appunto), tanto è che ne perdiamo le fila.
Siamo tutti su un treno in corsa.

David

Blow up: L'Ultima cena


"La gente è progammata per accogliere cosi poco, e le possibilità sono cosi grandi..."
(eXistenZ, D.Cronenberg 1999)




Walter Benjamin nel suo saggio più famoso, "L'opera d'arte nell'era della sua riproducibilità tecnica", affronta il tema della perdita dell'aura, manifestando per l'arte una crisi che investiva anche la narrativa.
I contemporanei mezzi di comunicazione di massa cancellano il marchio di unicità e originalità delle opere d'arte, nel trionfo della riproduzione seriale del sempre uguale, che disperde - per una umanità di individui privi di saggezza - l'aura, disintegrandone l'involucro mitico.
Benjamin con questo saggio voleva sottolineare l'incidenza della fotografia e del cinema nella percezione del mondo del suo tempo.
Noi invece vogliamo riproporlo sottolineando, però, l'incidenza della virtualità nella percezione dei nostri sensi.
Come il cinema e la fotografia erano portatori di mutamento percettivo che comportava una trasformazione del senso della realtà, anche l'immagine sintetica non è da meno.
Anzi, non solo plasma la concezione di reale, ma la compromette portandoci in un regime di sensazione, espandendosi con la sua invisibile pervasività.
Ed è cosi che vale anche per l'Ultima Cena.
Greenway tenta di far vivere e di rendere cinema, tramite la sua installazione l'opera d'arte di Leonardo, ma in realtà la rimedia cancellandola a favore dell'impressione.
Percepiamo l'originale ma non lo rileviamo come tale.
In tal senso ci troviamo ad essere, come il pittore di una sua pellicola: The Draughtsman's Contract.
Le installazioni mediali pretendono, creando visioni, suoni, di espandere l'Affresco, facendolo uscire dal proprio statuto bidimensionale e darci quindi la possibilità con la sua fuoriuscita, di immergerci dentro.
Ma essendo essi ( suoni e visioni) immagini autoreferenziali, al posto che rinviare all'opera propagandola, finiscono per farla diventare un loro simile, generando quindi non solo una copia di se stessa ma anche una copia di essi.
Il punto di riferimento si cancella, annullano l'originale, che diventa pura ombra sintetica.
Non assistiamo solo ad una nuova perdita dell'aura, ma anche alla perdita totale del reale.
Non a caso come Matrix, il lavoro di Greenway non può essere descritto, ma soltanto visto con i propri occhi.

David

mercoledì 4 giugno 2008

Bacheca: Arturo Ghergo

Milano- Palazzo Reale, dal 21/5/2008 al 29/6/2008

La mostra a Palazzo Reale ripercorre la carriera di Arturo Ghergo, uno dei grandi fotografi italiani del XX secolo che con i suoi scatti ha reso immortali dive del cinema e della moda, celebrità politiche e religiose, ed esponenti dell’alta società della metà del Novecento.

Il percorso espositivo, presenta 350 fotografie che documentano i lavori di Ghergo dai primi anni Trenta alla fine degli anni Cinquanta e ripropongono la carriera del fotografo marchigiano che, trasferitosi a Roma nel 1929, aprì con pochi mezzi uno studio fotografico in via Condotti che divenne in pochi anni celebre punto di riferimento e crocevia di personaggi illustri.

Dalla metà degli anni Trenta infatti Ghergo diventa il ritrattista prediletto dall’aristocrazia romana e dal mondo cinematografico facendosi interprete in Italia della glamour e della fashion photography, nate oltreoceano accanto al fervido mondo degli studios di Hollywood e delle riviste specializzate come Life, Harpers’s Bazaar e Vogue, veicolo di nuovi modelli estetici di riferimento.

Quasi tutti i divi di Cinecittà passano dallo studio di via Condotti 61, per esigenze legate alla produzione dei film di cui sono protagonisti, ma anche per vezzo personale, tale è il riconoscimento goduto da Ghergo nel suo ambiente: da Alida Valli a Sofia Loren, da Vittorio Gassman a Silvana Mangano. Ghergo non ama la celebrazione del potere e, seppur ambito come ritrattista da molti personaggi celebri del mondo istituzionale, raramente si concede: lo farà per Pio XII, per l’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, per Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti ma anche per l’Aga Khan e Hussein di Giordania.

Accanto alla ritrattistica nella produzione di Ghergo trovano posto le immagini di moda, in quegli anni poco o nulla praticata come “specialità fotografica”, e di cui egli risulta indubbiamente un precursore.


(sito comune di Milano)

Bacheca: L'Ultima cena di Greenway



Milano- Palazzo Reale, dal 16/4/2008 al 9/6/2008

Grazie a una particolare combinazione di sofisticata tecnologia digitale e di abilità artigianale, il regista e artista inglese Peter Greenaway ha ripetuto nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale l'esperimento riuscito al Rijksmuseum di Amsterdam con La ronda di notte di Rembrandt: ha realizzato una copia perfetta del Cenacolo leonardesco custodito nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, un vero e proprio 'clone' con le stesse dimensioni e le stesse caratteristiche.

Un'icona della nostra cultura classica riletta in chiave multimediale in un dialogo tra passato e presente che prende vita sotto gli occhi dei visitatori grazie a proiezioni di immagini e luce che sembrano scaturire dall'opera stessa, accompagnate da una colonna sonora di voci, musiche e suoni. Per realizzare il complesso progetto l'artista contemporaneo si è avvalso delle più avanzate tecnologie applicate all'arte grazie a un team internazionale di collaboratori coordinato da Change Performing Arts Arts: Hal9000 ha realizzato la foto digitale del dipinto di Leonardo a una risoluzione mai raggiunta in precedenza, l'Istituto Centrale per il Restauro di Roma ha fornito la scansione in 3D della Sala del Refettorio di Santa Maria delle Grazie, la combinazione di queste tecniche sofisticate con l'abilità manuale di esperti restauratori Factum Arte - sotto la guida di Adam Lowe - ha reso possibile la realizzazione del 'clone' del celebre dipinto murale di Leonardo.

Il 9 giugno la performance verrà proiettata direttamente sul Cenacolo Vinciano in Santa Maria delle Grazie, e dal 10 giugno al 7 settembre, in concomitanza con il Festival Mito, l'evento sarà gestito direttamente dal Comune di Milano.

(sito del turismo)


Bacheca: Cats





Dal 5 all'8 giugno, teatro degli Arcimboldi.


Forse non è il più famoso, di certo «Cats» è il più suggestivo dei musical firmati da Andrew Lloyd Webber. Ora, dopo 13 anni dall'ultimo tour italiano, torna a Milano (dal 5 agli Arcimboldi) nella sempre magnifica versione firmata da Cameron Mackintosh and Really Useful Theatre Company.

Dopo le date italiane, la storica produzione originale chiuderà definitivamente i battenti archiviando un capitolo significativo della storia del musical. È l'inizio degli anni '80 quando Andrew Lloyd Webber «mette in musical» l'«Old Possum's Book of Practical Cats» di T.S. Eliot (integrando le poesie della raccolta con alcuni inediti concessi dalla vedova del poeta statunitense e con contributi di Trevor Nunn, cui si deve la canzone manifesto «Memory», e Richard Stiloge): lo spettacolo va in scena a Londra nel maggio del 1981 con la regia di Trevor Nunn e le coreografie di Gillian Lynne.




Nei ventisette anni successivi
questo show batte ogni record di durata, spettatori e incassi. La sontuosa produzione inglese che va in scena agli Arcimboldi esibisce un'orchestra dal vivo e sfoggia ricchi, eleganti e colorati costumi che, combinati con un trucco sofisticatissimo, trasformano i 22 ballerini del cast in gatti di ogni età, razza e pelo, fra cui si distinguono Chrissie Hammond nei panni di Grizabella e Stuart Ramsay in quelli di Rum Tum Tugger. Pur essendo fra i musical più tradotti (ce ne sono versioni in dieci lingue diverse), a Milano «Cats» è rigorosamente in inglese (sarebbe un delitto perdersi i versi di Eliot) ma con sopratitoli in italiano.


( fonte: Vivimilano)

martedì 27 maggio 2008

Blow up: Jokerized



“Why so serious?

Guardando la campagna pubblicitaria del secondo capitolo di Batman (The Dark Knight), sempre diretto da Christopher Nolan, viene da chiedersi se la domanda, come il trailer dimostra, è effettivamente rivolta da Joker ad uno dei personaggi, oppure se è rivolta, a noi che la stiamo leggendo.
Certo è che quando la leggiamo ci sentiamo, per un senso, coinvolti. Probabilmente questo coinvolgimento non è casuale, visto che il nemico numero uno dell’uomo-pipistrello incarna il caos attuale della società.
Emergenza rifiuti, proteste, incidenti sul lavoro, incidenti stradali, crisi economica e criminalità dilagante, fanno pensare a tutto tranne che farsi una bella risata.
Invece Joker ride, si diverte e si prende gioco di noi.
Prima con la deturpazione di foto e quadri ( Batman; Tim Burton, 1989) e ora non solo con quella, scarabocchiando i suoi iconemi ovunque, ma anche incidendoli sulla nostra bocca con coltelli.
Tutti devono sorridere,vietato stare seri.
La cosa interessante e allo stesso tempo sconcertante, è che questa regola del Re del Ghigno si sia applicata nella realtà, e curiosamente proprio a poca distanza dall’uscita del film.
Singolare come ancora una volta il cinema faccia da specchio riflettente deformante, e ancora più singolare il fatto che il gesto di chirurgia estetica del personaggio riguardi le immagini, o meglio dei produttori di immagini.
L’Olympus FF340, attraverso la funzione Smile Shot, scatta la fotografia solo nel momento in cui una persona si mette a ridere. Se l’individuo non sorride la macchina rimane
inerte.
La Sony Cybershot DSCW170 presenta una capacità simile chiamata Happy Face Retouch, che consiste in un programma per ritoccare le foto appena scattate e imprimere un sorriso artificiale a chi nello scatto non aveva alcuna intenzione di ridere.
Cancellano a priori tutto ciò che è triste, serio, problematico, diverso e celebrano l’ottimismo.
Tutto si Jokerizza (jokerized)
Non si tratta di tecnologia ma di ideologia.
Iconoclastia e censura.
Rimozione del reale per evitare di farci fare i conti con esso.
Quello che viene definito brutto viene rimosso. I rifiuti umani o di scarto vengono rimossi, la tristezza delle famiglie che faticano a campare vengono rimossi, i crimini vengono rimossi,l’inquinamento ambientale viene rimosso, le persone scomode vengono rimosse.
Niente immagini, nessuna curiosità nella profondità della realtà, quindi nessuna preoccupazione.
( Non c’è da stupirsi se i media comunicano il nulla)
In ogni cucina c’è il brillantante, sotto ogni ascella il deodorante, in tv calcio, tette e culi, i capelli splendono e i denti son di un bianco che più bianco non si può con il dentifricio a cristalli liquidi.
Allora perchè sei cosi serio?
Ma non allarmarti in tal caso come dice Joker: “ Let’s put a Smile on that Face!”

David

sabato 24 maggio 2008

Indiana Jones and the kingdom of the crystal skull



In breve: l'archeologo più famoso di tutti i tempi, Indiana Jones deve recuperare una cassa il cui contenuto riguarda una sua vecchia missione, cui i servizi segreti sovietici sembrano molto interessati. Il soggetto ricercato sembra avere a che fare con un teschio di cristallo, che lo condurra all'Eldorado e alla conoscenza del giovane Mutt e di una civiltà alquanto particolare.



Rinchiuso nel bagagliaio, quasi fosse un oggetto datato in soffitta, gettato fuori in malo modo simile ad una valigia appesantita, si rialza.
L’ombra raccoglie il cappello volatogli per terra, l’icona si fa nitida. E’ lui, è tornato: Indiana Jones.
Come la sequenza iniziale dei Predatori dell’Arca Perduta, (Indy che entra nel tempio per prendere l’idolo),
la scena sopra descritta è significativamente connotativa a quello che poi sarà il film.
Ovvero un’ombra.
Forse dei capitoli precedenti, forse di altri film “d’avventura” come La Mummia e Tomb Raider, sta di fatto che Il Regno del Teschio di Cristallo è un corpo contaminato.
Lo script ad incastri e la progressione dell’azione rimediano la struttura di un videogame Puzzle ( gioco ad enigmi) il cui punto di vista, contrariamente alla norma, è esterno, accompagnando i personaggi che si muovono in una scenografia degna delle ride di Disneyland.
Rapide, macchine, itinerari nella jungla,percorsi nei templi, rocce a forma di teschio (come in Peter Pan) e dischi volanti. Ci sono tutti, manca solo una rollercoster, e la famiglia Jones ha pagato il biglietto per un ottimo parco divertimenti.
Gli spettatori invece no!
Dell’avventura ne rimane solo una Rovina.
E se cosi è, dei personaggi,rimane solo una sagoma. O meglio una fotografia in bianco e nero come quella che appare di Sean Connery.
Spesso inadatti e impacciati, sembrano non riuscire ad esprimersi come devono, in quanto loro sono l’unica cosa vera nell’archeologico cyberspazio in cui si devono muovere e i cui sensi impazziscono.
Sensi come la vista che ancora una volta ci mostra il suo limite passando la parola alla virtualità che non a caso prende corpo nell’alieno, entità sconosciuta ed estranea.
Entità avulsa al nostro occhio, quanto, e non per caso, il tesoro che custodisce: la conoscenza suprema.
Entrambi ombre sintetiche, entrambi immagini autoreferenziali, prive di un punto di vista fondante e totalmente immerse in un regime di simulazione. Più che icone sono veri e propri idoli, nel senso etimologico del termine.
Ancora, non casualmente, l’uno appare come la statua di un dio, l’altro si manifesta nella prigionia, appunto di idoli, che per la loro potenza ( mancanza di legame ontologico con la realtà) bruciano gli occhi del bramoso generale Spalko. E forse anche i nostri. (Si noti che in tutti gli episodi della serie il bad-guy di turno viene bruciato dalla reliquia in possesso)
Eppure in questa pellicola, per quanto ci dica che le immagini siano malate e per traslato il nostro occhio in crisi, c’è tanto cinema.
Numerose sono infatti le citazioni fra le righe, da Il Selvaggio ad American Graffiti fino a Grease e Incontri ravvicinati del terzo tipo.
Feticci della storia del cinema.
Come lo è il vecchio Indy, sbatacchiato, riesumato e ormai spettro di un algoritmo matematico, ma non per questo debole tanto da permettere ad un Fonzie qualunque di prendergli il posto.
Infatti reindossa il cappello e se ne va, speriamo per una meritata pensione.


David

domenica 18 maggio 2008

Bacheca: Fantasmi del Corpo




Milano, dal 5 marzo al 29 giugno Palazzo Reale ospiterà una mostra su Francis Bacon.

Francis Bacon è unanimemente considerato l’ultimo dei grandi maestri del Novecento, ma una rassegna a lui dedicata manca in Italia dal 1993. Nonostante ciò la sua opera è conosciuta e apprezzata da un vasto pubblico per la capacità con la quale ha saputo interpretare le universali inquietudini del suo secolo.

Il nucleo dell'esposizione prevede la selezione di oltre cento opere quasi tutte inedite per l'Italia, per un totale di ottantadue dipinti considerando lo sviluppo dei dittici e dei trittici, ai quali si aggiungono una quindicina di disegni e altrettanti oggetti che fanno parte del materiale d'archivio e sui quali l'artista è intervenuto. Un percorso completo che parte dai primissimi dipinti realizzati negli anni Trenta, che rivelano un Bacon ancora alla ricerca di un linguaggio personale ma già attratto dalla deformazione e dall'ambiguità delle figure riprodotte, fino agli ultimi grandi trittici, in particolare quelli dedicati al compagno John Edwards, nei quali il tormento esistenziale dell'artista sembra intravedere orizzonti di una sofferta serenità. Da segnalare, inoltre, che l'esposizione si apre con un gruppo di importanti opere su carta di grande rilevanza ritrovate soltanto dopo la morte dell'artista e finora mai presentate in Italia.

Bernardo Bertolucci utilizzò due suoi quadri sui titoli di testa di Ultimo Tango a Parigi.
Due corpi, uno maschile e uno femminile.
Corpi deformi, scomposti, lividi, ma a loro modo attraenti, pulsanti.
Messi li, all'inizio di un film che è uno dei più alti tentativi prodotti dal cinema moderno di dare forma e insieme sformare, i fantasmi del corpo che strisciano nel nostro immaginario.
Corpi che vengono da lontano ma non solo dalla pittura.
Vengono anche dal cinema surrealista di Bunuel, paradossalmente da quello di Ejzenstejn fino ad arrivare alle attuali sperimentazioni, da Cronenberg a tutto l'horror più sanguigno e visionario.
Per chi ama il corpo, Bacon è un punto di passaggio obbligato.
Una ferita aperta, un graffio, un grido.

(pezzi di articoli tratti da siti relativi alla mostra)

David

giovedì 15 maggio 2008

Iron man




In breve
: l'armatore milionario Tony Stark fornisce arsenali al governo americano.
Mentre si trova in Afghanistan per presentare una nuova arma viene colpito da una granata e rapito da guerriglieri. Un'armatura d'acciaio lo salverà tenendolo in vita.




Se non fosse americano e in movimento , l'artefatto Iron-man sarebbe stato a tutti gli effetti un soggetto per il regista David Cronenberg.
Infatti la trasposizione cinematografica dell'omonimo fumetto di Stan Lee, nato nel 1963, tratta, seppur in modo frenetico e dinamico, quindi non comprensibile per il regista canadese, di identità, tecnologia e soprattutto corpo; oltre che di tematiche attuali quali l'Afghanistan e il mercato delle armi.
E' proprio sul corpo che vale la pena soffermarsi, in quanto l'uso che ne viene fatto, è la tesi esplicita di una tendenza del cinema contemporaneo.
Il cinema contemporaneo tecnologizza il corpo e corporeizza la tecnologia.
Come l'armatura Mark 3 del super eroe in questione, gli arnesi e attrezzi tecnologici, in generale non sono più surrogati sostitutivi di una propria parte, ma diventano plusvalori.
Il corpo diventa la protesi di se stesso, e il film ce lo dimostra in vari momenti, il piu evidente è l'annullamento identitario di differenziazione Iron-man-Tony Stark davanti ai giornalisti, oppure dalla sempre più assente figura di Stark da dopo il flash-forward, e la sempre piu presente "rivestitura metallica", quindi dall'inizio della trasformazione in eroe.
Assistiamo ad una costruzione. Il corpo è sempre meno percepibile come dato di natura, e sempre più come progetto, o, come detto all'inizio, artefatto.
Interessante come in parallelo, avvenga la stessa perdita di stato "naturale" per quanto riguarda i luoghi di ambientazione e la recitazione.
Più Iron -man prende forma, più si fa avanti la simulazione e il virtuale.
Il cupio dissolvi dei corpi intraprende altre strade.
Ciò non toglie fascino al nuovo Robocop, primo fra tutti i super eroi a non avere poteri.
Ironico, sgargiante Iron-man può essere la seconda pellicola, dopo Transformers, ad inaugurare quello che potrebbe essere il nuovo Futurismo.
Non per niente, il super eroe viene sponsorizzato o sponsorizza una famosa automobile.
Sempre di macchina si tratta.

David

lunedì 28 aprile 2008

Blow up: Shine 3D




C'è chi li chiama rockumentary.
C'è chi li chiama mockumentary.
C'è chi li chiama punkmentary.
In fin dei conti son solo etichette del cazzo, i documentari sul Rock non esistono.
Il Rock non si può imprimere su pellicola.
Pur essendo piena, la filmografia del Ronk'N'Roll, ci dice solo due fottutissime cose: o che ci troviamo in presenza dell'effetto Dorian Gray, quindi un'iconicizzazione eterna del gruppo o cantante, oppure che siamo in presenza di un videoclip.
Entrambi con la loro bocca slabbrata, comunicano la distanza che c'è fra lo spettatore e la rappresentazione in corso.
Questo non è Rock.
Il Rock ti immerge, ti carica, ti elettrizza.
E' sovversivo quanto l'arte e l'inconscio, per questo non piace a tutti.
Il Rock ti muove.
Come Shine a Light ultima pellicola di Scorsese sugli ultimi due concerti dei Rolling Stones tenuti nel 2006, il più delle bobine 'N'Roll trattano l'immortalità del mito.
Ma non vale lo stesso per il film uscente U2 3D, rappresentante il Vertigo Tour di Bono&co.
L'avanzatissima tecnologia DIGITALE 3D (attiva) di oggi sfrutta le recenti innovazioni delle tecniche di proiezione utilizzando un solo proiettore Digitale che alterna rapidamente immagini per l'occhio destro e per l'occhio sinistro cosi' velocemente (144 volte al secondo) che il cervello umano non ne percepisce la successione.
Prima dell'inizio del film, i cinema adibiti distribuiranno agli spettatori gli occhialini 3D attivi polarizzati che consentono di partecipare alla visione del film e vivere un'esperienza visiva senza precedenti. Si tratta di un nuovo modo di fare e proporre cinema che porta il pubblico letteralmente dentro il mondo del film stesso. Gli spettatori hanno l'impressione di essere catapultati in un mondo ancora piu' vasto e realistico.
Quasi virtuale.
Nel 1977, Guerre Stellari di G.Lucas rivoluzionò il modo di fare cinema con il Dolby -stereo, inaugurando la forma del movie-concert, cui propria caratteristica è l'effetto bagno.
Ma le immagini erano ancora ben lontane dall’uscire dallo schermo.
Forse, perché ancora in presenza del legame ontologico, immagine e realtà.

Compromessosi questo, definendo cosi lo stato di crisi dell'occhio, vedere diventa altro.
Vedere diventa sentire in un cinema che si fa sempre più uditivo, diventa olfatto, e cerca di mutarsi nella nemesi che è il tatto.
Quindi nasce la tridimensionalità (3D), la quadrimensionalità (4D) e la multidimensionalità (5D).
Ad ogni modo il bulbo oculare viene morsicato e sputato sulla folla ancora una volta.
Le forme escono dal bidimensionale, ma siamo nella simulazione.
Tutto è falso, cazzo, tranne il suono.
Siamo ciechi, eppure tutto brilla, come a un concerto.
That's Rock!!

David

domenica 20 aprile 2008

My Blueberry Nights (Un Bacio Romantico)





In breve:
l'amore e la vita di Elisabeth crollano sul bancone di Jeremy, barista per cuori infranti, a sua volta in penitenza sentimentale. Una torta ai mirtilli e un sorriso per far vedere a Jeremy una nuova prospettiva. Ma Elisabeth parte, in cerca di se stessa.




E' come per le torte.
Il più delle volte rotonde, quindi in forma perfetta, raggruppano nella loro composizione svariati ingredienti, ma gli essenziali, purchè si crei un impasto, sono due: farina e lievito.
Uno non può fare a meno dell'altro, sono opposti ma in senso di comparazione, complementari, costantemente sostenuti in equilibrio, ma non ostili allo sbilanciamento.
Trasfiguranti, come lo Yin e lo Yang, antica filosofia cinese.
Uomo, donna.
Un amore aggrovigliato, colorato di luci al neon.
Dualismo da cui scaturisce un terzo elemento.
Dopotutto My Blueberry Nights è suddiviso in tre capitoli-luogo, collegati e guidati da quell'amalgama di suoni che è la musica.
Canzone cardine The Story.
Interpretato come road-movie, la pellicola di Wong Kar-wai, è in realtà un film sulle distanze, sui vuoti, sulla solitudine.
Sulla scoperta che il viaggio non è abbandono ma acquisizione.
Ma anche film di oggetti, metafore e metonimie del linguaggio diegetico.
Un cosiddetto film soglia.
Passaggio che si varca solamente col coraggio di attraversare, ricominciando, cone la scoperta del nuovo, ovvero un bacio.
Icona di Yin-yang degna di entrare negli annali dei baci cinematografici.
I personaggi nelle loro relazioni con gli altri, sono sempre separati da qualcosa, sempre "da un solo lato della strada", come il nostro sguardo è sempre dietro il vitreo del bachery, di barattoli, bicchieri, bottiglie, porte, schermi, obbiettivi.
Quasi a dirci la limitatezza del nostro occhio, che pur seguendo la vicenda non ci porta mai oltre l'uscio della rappresentazione (spazio fisico), ma ci lascia, invece, nella mitopoietica.
Vedere non basta più.
La nostra ricongiunzione avviene allora con un altro senso: il gusto.
La non assaggiata torta di mirtilli, non è mai stata cosi buona.


David

lunedì 7 aprile 2008

Persepolis





In breve:
Marjane è una bambina che vive a Teheran durante la rivoluzione islamica. Mandata a studiare in Europa si scontra con la solitudine, pregiudizi, e illusione dell'Occidente. Dopo il liceo nonostante la dittatura decide di tornare in Iran, Paese ormai mutato.




Bianco e Nero.

Due colori insoliti per una pellicola di animazione, ma di puro effetto. Già in controtendenza sia per gli argomenti trattati che per la bidimensionalità adottata, Persepolis è un ritratto giovanile-documentativo di commozione e irriverenza della stessa regista e disegnatrice iraniana Marjane Satrapi.
Prendendo come McGuffin il flashback biografico, Marjane ne approfitta per narrare il trapassato storico della lotta allo Scia, mostrandoci le contraddizioni della propria terra e un'importante riflessione sulla condizione femminile.
Un racconto che bisbiglia come il fato di una donna non sia quello di essere moglie, madre o sorella, ma di essere libera.
Tratto dall'omonimo fumetto, cult in Francia, Persepolis trova ispirazione nel Neorealismo italiano e nell'Espressionismo tedesco, chiavi generatrici che rendono questo "realismo stilizzato" un'opera d'animazione. D'altra parte non c'è da meravigliarsi se si è aggiudicato il Premio alla Giuria all'ultimo festival di Cannes.
Sorprendente Novità.


David

Before the Devil Knows You're Dead ( Onora il Padre e la Madre)




In breve: Due fratelli organizzano una rapina nella gioielleria dei genitori, per risolvere i loro problemi economici. Durante il colpo, però la madre viene uccisa innescando una catastrofe ad effetto domino.



Nerissima e lucida requisitoria del venerando Lumet che, per ragioni di cui si dovrà tener conto, sembra seguire le orme degli ultimi Cronenberg Allen e Solondz nel riflesso di un rito familiare dal sapore acre di una tragedia greca.
Gli affetti non esistono più, diventano fabbriche di illusioni, rivendicazioni e repressi codici edipici (non per nulla l’odio che riversa Andy verso il padre ricorda indirettamente i grandi drammi degli anni cinquanta, di Sirk, o più specificatamente Tony Franciosa vs. Welles in “La lunga estate calda”).
Un film che non risparmia alcuna velleità e proprio per questo rischia talvolta di risultare enfatico (verso il finale) o non tener conto del liberatorio (necessario o irritante?) bisogno del cinema di adescare lo spettatore con una fumata bianca di coscienze. In questo modo la sequenza finale, che dovrebbe essere quella determinante, è troppo distaccata dal contesto emotivo.
Ma sono riserve da poco se si tiene conto della prodigiosa performance degli attori, dal memorabile Finney al sempre più repellente/invitante Seymour Hoffman, anche e nonostante la blanda caduta post televisiva del suo apologo finale.
Almeno una sequenza memorabile: Finney che legge il giornale e la macchina da presa che lo segue fino al giardino, all’esterno, dove può immortalare il suo volto. Piccoli anzi grandi trucchi del mestiere che Lumet conosce fin dal suo esordio.


Rick Deckard (www.politicallyscorrect.it)

sabato 29 marzo 2008

Blow up: Deserto Rosso


Casualità? Coincidenza? Non lo sappiamo.
Negli ultimi mesi, nel nostro Paese sono usciti molti film che in apparenza sembrano non aver alcun legame fra loro.
Per diversità di "genere", contenuto.
Eppure guardandoli possiamo notare degli elementi ricorrenti che sembrano gemellarli.
Naturalmente la base di questa unità è figlia della concezione (in questo caso un po' banalizzata) che il cinema è uno specchio riflettente e distorcente del reale.
Due esempi, molto importanti, sono Non è un Paese per Vecchi dei frateli Coen e Il petroliere di Paul Thomas Anderson.
In partenza, l'incrocio di questi lungometraggi ci viene suggerito, dal luogo in cui sono stati girati: Marfa in Texas, gia scenografia di Il Gigante di G. Stevens.
Qui è sito il più grande deserto del Nord America le cui peculiarità rispondono perfettamente alle necessità di ambientazione di film fondativi come quelli in questione.
Ma in realtà cio che ci interessa, non è tanto l'orizzonte geografico, ma l'idea su cui i due soggetti si sviluppano.
Entrambi pur avendo registi differenti, storie differenti, si ritrovano nella necessità di comunicare in che mondo ci troviamo (Coen) e cosa lo ha determinato (Anderson).
La terra de Il petroliere è quella da cui si estrae l'oro nero.
La terra di origine del peccato.
I riferimenti biblici difatti sono molti, cominciando dalla messa in scena dell'omicidio primigenio, atto fondativo per eccellenza.
Avidità, competizione. Violenza, sangue. Isolamento, predicazione.
Questo avviene all'inizo del 900 ne Il Petroliere.
Non è un Paese per Vecchi ne è il risultato. Non solo.
Oltre all'America moderna è presente anche quella dello sterminio degli indiani, documentata dalla scena, Fordiana a tutti gli effetti, in cui lo sceriffo si incontra con lo zio nella baracca.
Nel film dei Coen la terra, non è più il luogo da cui trarre ricchezza, ma luogo di scambio di nuovi ori.
E' cio che rimane a ottant'anni dall'inizio della fine raccontata da Il Petroliere.
Per questo il killer Chigurh può essere la continuazione patologica di Daniel Plainview, che a sua volta si dividerà in altre due continuazioni nel nuovo film di Nolan.
Cosa determina la continuità con quest'ultimo??
La risposta è proprio in Chigurh e nella sua moneta, insieme rivelatori del processo creativo dell'America moderna da quella passata.
Come svela lo stesso sanguinario, in una scena, la valuta è stata coniata nel 1958 e ha viaggiato per 22 anni.
1958: l'anno di JFKennedy, della fondazione della Nasa, di presa di potere di Fidel Castro a Cuba, di nascita dei Beatles.
Ventidue anni.
Il che significa che Non è un Paese per Vecchi è ambientato nel 1980: anno dell'elezione di Reagan.
Ancora una volta moneta rivelatrice, nel suo mostrarci la contrapposizione fra America del sogno kennedyano e America del neodarwinismo reageniano.
Tutti periodi storici, quindi mutamenti, che costituiscono elementi continuativi quanto il sangue che dal peccato scorre sul deserto della terra.
Deserto rosso.


David

martedì 25 marzo 2008

No country for Old Men (Non è un Paese per Vecchi)




In breve
: Giunto casualmente sul luogo di uno scambio di droga finito male, un uomo trova due milioni di dollari in una valigetta. Sulle sue tracce si pone un gelido killer, Chigurh, mentre lo sceriffo Bell cerca di ricostruire gli eventi scoprendosi impotente all'arrivo di una nuova era.




Come due facce di una moneta, nel suo girare per testa o croce , Non è un paese per vecchi, racconta il cambiamento americano dal periodo delle praterie a quello dei grattacieli sottendendo ad una perdita.
La perdita di regole.
Girando in primis su due personaggi, lo sceriffo Bell: il vecchio; il cacciatore Moss: il contemporaneo avido e dedito all’accumulo, il film iniziando con un’alba, quindi un giorno nuovo, mostra il suo esito. Ovvero il terzo personaggio, killer professionista cinico e senza lotta interiore, Chigurh.
Un fantasma, senza identità, dalla derisone nei confronti della ragione, che appare, come la morte quando vuole lui , uccidendo con il nulla.
Spietatezza celata sotto la maschera dell’edonismo.(citazione)
I tre protagonisti non si incontrano mai, se non alla morte del contemporaneo, momento in cui
l’America kennedyana (il vecchio Bell) e l’America del neodarwinismo reageniano (il nuovo Chigurh) si relazionano facendo capire al primo di non avere possibilità, ritirandosi dalle indagini.
Tutto all’insegna del silenzio. Non vi è musica nella pellicola.
Lo tsunami di violenza, soldi, droga, quindi dei fatti e del mondo non ha bisogno di calcature emotive.
Differente dall’Europa in cui ci si picchia, taglia, in America ci si spara. ( la promessa dell’assasino)
Violenze diverse, ma praticate entrambe da forze sconosciute, perfetta fotografia di un mondo corrotto, regnato dal motto homo homini lupus ( Sweeney Todd), in cui l’attesa del sangue è finita (There will be Blood/ il petroliere).
Dopotutto quando non si sente più dire grazie e per favore vuol dire che è finita.


David

There will be Blood (Il petroliere)




In breve: Daniel Plainview, cercatore di petrolio, gira il Paese insieme al figlio adottivo acquistando terreni da trivellare. La sua avidità e disprezzo per gli altri lo porteranno a distruggere ogni rapporto umano.



Liquido, denso.
Come il sangue, flusso del sotto-corpo venereo, il petrolio, allo stesso modo scorre nei capillari terrestri, raggrumandosi in grembi.
Ed è proprio in uno di questi, in contrasto con l’atto principale della pellicola , l’estrazione, che inizia il processo di avidità e corruzione dell’uomo.
Tratto dal romanzo di Upton Sinclair “Oil” il petroliere è appunto un componimento narrativo di formazione, che basandosi su un ossimoro scava in parallelo, nelle profondità del buio umano mostrando il momento in cui il sangue si macchia e diventa nero.
Ma che deve ancora defluire.
Nero non solo dal punto di vista materiale, ma anche spirituale.
Assieme al protagonista (Daniel Day-Lewis) Plainview appare la figura del predicatore, che si avvale dell’ignoranza per ammaliare la comunità attraverso l’esorcismo, quando il demone non è altro che lui stesso.
Ed è grazie a lui che lo “sporcarsi le mani” fisico del lavoro diventa qualcosa di più.
Qualcosa che penetra nell’animo rompendo con la sua pressione vulcanica ogni rapporto anche paterno (come avviane al protagonista col figlio adottivo), e ogni traccia di umanità.
La corruzione è avvenuta, in un deserto primordiale la cui musica fa eco al motivo monolitico di 2001 Odissea nello spazio. Uno fluido, l’altro solido, ma entrambi neri. Entrambi portatori di presagio, in uno spazio angusto tutto da esplorare, in cui l’uomo è perduto.


David

Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street


In breve: Dopo anni di esilio, il barbiere Benjamin Barker torna a Londra.
Il suo nome ora è Sweeney Todd, il cui unico scopo è vendicarsi di coloro che l'hanno allontanato da moglie e figlia.


Si potrebbe partire da un racconto sulla provenienza della neve.
Una dolce favola per bambini, guarnita d’innocenza macchiata,
lasciata raffreddare con la mancanza d’amore, il cui processo di preparazione rimane avvolto nel mistero di una soffitta.
E’ appunto da questo mistero che si dipanano gli interrogativi.
Perché la neve ha iniziato a sciogliersi, a diventare pioggia.
Inquinata. Sporca.
Densa e rappresa come sangue.
Cosa è successo a Edward mani di forbici?
Catalizzate le esperienze vissute, isolamento, rifiuto, e sogno d’amore infranto, quindi lutto, Edward è cresciuto evolvendosi in un nuovo personaggio: Sweeney Todd.
Uno specchio rotto.
Un uomo segnato dalla mancanza, dalla sottrazione, che non ha più mondi dicotomici o artistici in cui rifugiarsi (specchiarsi), ma solo la consapevolezza di una realtà, prima di apparenze, ora di regressione.
Oscura, che giudica senza guardare in faccia chi ha davanti.
Ingorda tanto da non accorgersi di cosa si nutre; vampirizzata al punto da sottrarre, l’amore con l’inganno, il sogno con la negazione, l’innocenza col sangue.
Una realtà la cui legge è il detto Homo homini lupus.
Quasi in parallelismo, Burton , riprendendo l’omonimo musical di Stephen Sondheim, trasforma molti personaggi e temi delle sue esperienze filmiche precedenti confermando la sua maturità artistica, creando un melò straordinariamente attuale, la cui emozione trattenuta dal parlato si alza nella musica e nell’immagine finale.

David

lunedì 24 marzo 2008

Ps. I love you



In breve:
Gerry dopo la morte improvvisa, continua a stare vicino alla moglie Holly indirizzandone la vita con delle lettere scritte prima dell'accaduto.



Come si fa a raccogliere le fila di una vecchia vita? come fai ad andare avanti? quando nel tuo cuore cominci a capire che non si torna indietro, e che di essa ne rimane solo un ricordo??

E’ attorno a questo interrogativo che si sviluppa la nuova commedia di Richard LaGravenese ( I ponti di Madison County, La leggenda del re pescatore), ritrattando uno dei temi classici di Hollywood ovvero una storia d’amore fra vita e morte.
Un amore interrotto, finito.
Un amore che si sforza di rimanere eterno diventando scrittura, ma che è condannato ad essere reminescenza, eco nel tempo presente e che il legame con le immagini (ricordi?) sposta nel passato.
Quindi l’ impossibilità di andare oltre.
Negazione che non riguarda tanto la protagonista (Hillary Swank), ma forse più propriamente la comunicazione delle immagini, se non le immagini stesse, cosi la loro crisi.
Spettri la cui funzione non è altro che il ritorno.

David

domenica 23 marzo 2008

Cloverfield




In breve:
Una gigantesca creatura dall'origine sconosciuta devasta New York.
Rob con dei suoi amici, attraversa la città per salvare Beth la sua ragazza, mentre Hud
un amico, riprende tutto.



Godzilla è morto.
La sua ultima apparizione risale al 1998.

Era un animale geneticamente modificato a causa degli esperimenti nucleari.

Ma era un animale.

Non è scomparso a causa di caccia bombardieri, è stato colpito dalla crisi della forma.

Crisi avvenuta per contaminazione.
Difatti la destrutturalizzazione che attraversa e costruisce il caso Cloverfield, si genera appunto dall'inquinamento del linguaggio cinematografico con quello dei videogames trasformando il leggendario lucertolone in un essere privo d’identità quanto il mezzo di regia che lo riprende: la camera a mano.

Svuotata del suo contesto filmico, l'handycam è un punto di vista individuale persistente, come la prospettiva di uno sparatutto, che filma i livelli di progressione dell'azione e dei personaggi, che (come in un videogame) arrivati alla conclusione, si devono scontrare con il boss, la nemesi.
Altro fattore videoludico è quindi la diegesi, che si sviluppa in frammenti, pretenziosi di presentificarsi in ogni momento con un coinvolgimento da lavanda gastrica, quando in realtà non sono altro che un unico flashback che si dipana in altri.
Punto di vista individuale,tempo reale, ripresa persistente, esattamente tre caratteristiche da piattaforma.
La tecnica annulla la storia, rappresentando un'
apocalisse che forse segna la fine del racconto e l'affermarsi del vuoto.

David

venerdì 21 marzo 2008

I am Legend (Io sono leggenda)




In breve:
un virus porta il genere umano sull'orlo dell'estinzione.
Uno dei pochi a essere immune al contagio, lo scienziato Robert Neville, sopravvive cercando un antidoto.


Nella prima decade del XXI secolo il nostro cinema vede affermarsi due generi cinematografici:
l’apocalittico e il western.
Il primo metafora dell’armageddon ambientale, il secondo metafora di un sociale ormai imploso.
Entrambi contenitori di una filosofia, più che nichilista, realista.
Specie se riportata al presente.
Presente che vede in posizione centrale nel cinema contemporaneo, il genere ormai diventato, post-apocalittico.
Non a caso Io sono leggenda, esce nelle sale in coincidenza con la “fine” economico, intellettuale, sociale dell’Italia proclamata in questi giorni da alcuni giornali stranieri.
E’ quindi un film che va oltre il suo essere mostrando la caratteristica del cinema, specchio riflettente e distorcente nei confronti del tempo che lo accompagna.
E’ un meta-testo.
Non solo nel senso generale sopra citato, infatti Io sono leggenda racchiude in se molte rappresentazioni del genere, sia cartacee che schermiche .
Si avvicina a 28 giorni dopo, si avvicina all’Esercito delle 12 scimmie, ad Occhi bianchi sul pianeta Terra, citato nelle prime sequenze ed è l’adattamento del miglior saggio del 2007, The World Without Us di Alan Weisman.
Per non dimenticare il recente I figli degli uomini, che si lega per il modo di narrare gli avvenimenti anche qui, in frammenti tv e ritagli di giornale.
Se prima l’Apocalypse Now era una possibile guerra cancellatrice, adesso è un virus che spegne la ragione relegandoci nel buio.


David

giovedì 20 marzo 2008

Eastern Promises ( La Promessa dell'assassino)



In breve: Anna, un'ostetrica, vede morire di parto una giovane ragazza nell'ospedale in cui lavora. Attratta dal destino della ragazza e dal suo misterioso diario, si fa carico della neonata. La ricerca della sua famiglia d'origine la condurrà in un mondo parallelo.




All’inizio c’è il corpo. E’ ciò che siamo. E’ ciò che abbiamo.
Solo quando è scritto, può essere letto.
Il cinema di Cronenberg è un corpo. Da sempre, scritto in forma di narrazione di una storia, si pone oltre il suo essere, per mostrarsi via di mezzo fra pretesto e metafora.
La promessa dell’assassino, frutto della maturità cinematografica del regista, piegando il genere noir con contorni di mitologia classica, è uno strumento di lettura di tutte le ossessioni presenti nei film (cronenberghiani) precedenti.
In particolare la pellicola, si lega all’ultimo A History of Violence , sia per lo stile più concreto e secco, sia per il tema della tensione familiare e dell’impossibilità dell’innocenza, quasi a formare un dittico la cui preparazione stilistica è cominciata in Spider.
In questo senso Cronenberg, se nel primo pezzo, A History of Violence , analizzava il tutto nell’America contemporanea, ora nel secondo ci immerge in un Europa senza avvenire, dominata da forze e persone incomprensibili per la maggior parte della popolazione.
Ne La promessa dell’assassino la violenza è astratta, ha un colore, e un rumore.
Niente pistole.
Solo pugni o coltelli.
Il puzzle della violenza con cui siamo costretti a convivere è completo.


David

American Gangster




In breve
:
Lucas scalando la piramide del traffico di droga, in una New York anni 70, ne diventa presto il re, cui regno non avrà lunga vita....


Imbavagliato, legato.
Un senso di umidità percorre tutto il corpo.
Agitazione, bruciore.
Fuoco.
Abbiamo appena assistito ad un’esecuzione.
Il sangue bruciato, sacrificale, che fuoriesce dalla vittima, inaugura l’ inizio del nuovo film di Ridley Scott: “ American Gangster”.
Prima di tutto libro di Mark Jacobson, scrittore di strada della New York anni 70, il film è un noir che sembra prendere spunto da Il Braccio violento della legge, con un ornamento di “Gli intoccabili”. Non fermandosi alla sola contingenza banditesca, però, va oltre, diventando iperrealista e documento della facciata buia del sogno americano.
Sogno che fluttua nelle registrazioni del discorso di Martin Luther King, ascoltate dal protagonista Frank Lukas ( Denzel Washington) che possiamo definire paradossalmente uomo del nostro tempo.
Ebbene si.
Un vero capitalista di successo. Mette in piedi un’impresa, (distributrice di eroina), fattura un milione di dollari al giorno, e ragiona come un cittadino reale in capitalismo avanzato, ovvero: frego tutti- guadagno tanto- compro tutto.
L'Eden finisce con l’arrivo del poliziotto Richie Roberts (Russell Crowe).
Anche la città ha una sua importanza; non si limita ad essere sfondo, ma mostrandosi cruda, nuda, secca diventa personaggio. Un inconscio alla Gotham City in cui la giustizia è un arbitro e la verità un enigma.


David

Cassandra's Dream ( Sogni e delitti)


In breve: Alla richiesta dello zio Howard di eliminare la persona che potrebbe rovinarlo, i due fratelli Terry e Ian reagiscono in maniera diversa: uno sogna il salto di classe, l'altro è divorato dal senso di colpa...

C’è una sottile linea rossa che congiunge Match Point con Sogni e delitti.
Oltre al rimaneggiamento degli archetipi dell’antica Grecia, i due film interloquiscono grazie alla teorizzazione dell’opportunità.
Opportunità di realizzare qualcosa, con determinati mezzi.
La stessa “pallina da tennis”, lo stesso filo rosso quindi, gioca un’altra partita, la cui chiusura non è più dettata dal Fato ma dal Caso.
Caso che rimescola i tarocchi e domina il futuro, rivelandone la pura impossibilità negando il sogno.
Sogno basato su apparenze, che per risposta forse ironica, con un rovescio scambia di nuovo il ruolo di chi detta la partita fra caso e fato, in quanto si materializza su una barca di nome Cassandra, che ne denota la natura preveggente e di non credibilità.
Se questi concetti sono speculari e “giocatori” di queste due pellicole, lo sono anche i due fratelli con il primo attore di Match Point.
Chris Wilton si sdoppia e trova una coscienza, ma non vince la “competizione”.
La colpevolezza, il peccato si espiano con la punizione.

David

giovedì 27 dicembre 2007

Da vedere..

In questo periodo natalizio volevo segnalare un paio di eventi che, se non siete troppo appesantiti da pranzi e cene, vi consiglio di andare a vedere.

Alla Triennale di Milano vi segnalo due mostre molto importanti:



- "Anni 70, il decennio lungo del secolo breve". A cura del Prof. Gianni Canova
27 Ottobre 07- 30 Marzo 08










-"The Air is on Fire" del Regista David Lynch.

E' l’occasione di scoprire e rivisitare l’arte di David Lynch alla luce delle opere inedite installate in uno spazio concepito dall’artista stesso.

09 Ottobre 07- 13 Gennaio 08


Palazzo Reale, Milano:



-David Lachapelle,
la più ampia esposizione dedicata al famoso fotografo americano.

25 Settembre 07- 6 Gennaio 08



Cinema Arcadia:





-Nightmare Before Christmas versione 3D.





martedì 27 novembre 2007

L'abbuffata


Il cinema è morto”: più volte lo ripete durante la pellicola Neri (Diego Abatantuono), regista “guru” in crisi d’ispirazione tanto da venirla a cercare nel borgo isolato ed incantato di Diamante nella terra di Calabria.

E’ solo l’incipit del nuovo film di Mimmo Calopresti, uscito il 16 novembre nelle sale e presentato in anteprima fuori concorso alla II Festa del cinema di Roma, perché il regista, maestro del documentario e del cinema verità, di carne al fuoco ne mette davvero parecchia: cinema e televisione (fino a rievocare i tragici fatti del G8 di Genova con tanto di “Porta a porta” targato Bruno Vespa), trash e autorialità, caos metropolitano e noia di provincia, la paternale di chi c’è l’ha fatta (l’attore Francesco interpretato dallo stesso regista) ed il rancore di chi al contrario vive i suoi insuccessi (Neri).

Il tutto ruota attorno a 3 giovani cineasti, Gabriele (Paolo Briguglia), Nicola (Lele Nucera) e Marco (Lorenzo Di Ciaccia), il cui sogno è realizzare un cortometraggio tanto da essere spinti nella capitale alla ricerca dell‘attore protagonista, con esiti alquanto disastrosi. Il mesto ritorno è però rotto da una telefonata in francese che annuncia l’incredibile ingaggio di Gerard Depardieu tramite l’intercessione della sua fidanzata Amelie (Valeria Bruni Tedeschi), conosciuta nella trasferta romana. L’arrivo del grande attore a Diamante sconvolge la piatta e tradizionale vita del borgo, i cui abitanti si mobilitano per organizzare una grande festa in onore di Gerard.; qui il regista si getta in un finale (che non vogliamo svelare perché comunque “gustoso”) troppo frettoloso e, in un vortice di omaggi a Marco Ferreri e a Federico Fellini (ma non solo: vi sono rimandi a Orson Welles, Rossellini, Truffaut, Scorsese, Leopoldo Trieste, Troisi, oltre alcune memorabili sequenze tratte da alcuni capolavori come l’Anna Magnani di “Roma” di Fellini), non permette probabilmente allo spettatore di capire con precisione qual è il messaggio che egli vuole lasciare.

Forse Calopresti crede di aver girato una commedia, in realtà è qualcosa in più, in un certo senso pare non rispondere ad alcun canone tradizionale, in una parola ci sentiamo di definirlo “Felliniano” con tutte quelle marcette e musichette da circo, da dilettanti allo sbaraglio che lo infarciscono qua e là.

Girato con innesti in digitale che documentano i provini per la ricerca dell’attore protagonista con profondi primi piani, il regista, che vive a Torino, scopre finalmente il Sud con i suoi panorami, tramonti, profumi e colori in contrasto con la Roma caotica in cui i tre giovani proprio non si raccapezzano; il sud come luogo di ribellione alla Roma imborghesita, festaiola e pantofolaia allo stesso tempo, schiava dei reality che hanno perfino invaso Cinecittà e il leggendario Teatro 5 di Fellini: “Il cinema è morto”, dicevamo all’inizio, soprattutto a Roma e allora non resta che ricominciare daccapo, un po’ come nel secondo dopoguerra, un po’ come si fece col “Neorealismo”, un po’ come fece Rossellini ripartendo dal sud con un capolavoro come “Stromboli”. E’ forse questo il messaggio di Calopresti?



Autore: Rick Deckard, dal blog PolliticallyScorrect

sabato 27 ottobre 2007

Ratatouille

Era il 1941 e la Disney stava attraversando la crisi economica e lo sciopero dei disegnatori.
Il rischio di chiusura era molto forte. Un piccolo gruppo decise di non scioperare ( Ward Kimball, Ferguson, Wilfred Jackson , Reitherman).
Le sorti erano affidate tutte a loro e ad un piccolo elefantino dalle orecchie molto grandi, in quanto Walt era partito per il Sudamerica dove poi avrebbe fatto "I tre Cabballeros".
Dumbo doveva volare. E volò.
Dumbo, simbolo della doppi nascita, decollo della nuova Disney.
L’elefantino non appartiene né alla razza dei pachidermi né il suo antropomorfismo apparente lo assegna alla razza umana. Dumbo è “di una specie unica: il dumbo”. (Daney).
Vuol dire che Walt nel processo di trasformazioni di forme e di caratteri in quel suo andare oltre la copia del reale produce un altro senso, un’altra specie vivente, un freak composto di pezzi diversi.
E’ il ritorno della forma. E quando essa passa attraverso i suoi stati,la forma, prende il bel nome di metamorfosi”. (Daney)

Ma facciamo un passo indietro.

Nel 1940 seguendo il successo di Biancaneve, esce Pinocchio, la cui distribuzione verrà bloccata a causa della guerra. La rivisitazione della favola collodiana racchiude il mistero disneyano di voler entrare nel mondo vero. “Il burattino serve per rappresentare la vita finalmente rivendicata dal simulacro corpo-cartone che si muove e parla: l’unione della figura in moto e del volume sonoro; l’unione alla quale , sola, appartiene l’anima raggiunta, definitivamente conquistata, dal personaggio a cartoni”(Frezza).

I due capolavori citati sopra non sono altro che due ingredienti della vecchia ricetta disneyana pensata e scritta da Walt in persona.
Ed è proprio da un pastice di questa vecchia ricetta che nasce Ratatouille.
Dopo “ the Lion King “ la cartoonia dei sogni ha subito un crollo , le pellicole uscite per quanto pregevoli non sono state all’altezza delle precedenti. L’idea di un genio è stata eclissata dalla bramosia del denaro (Pochaontas) da parte del nuovo dirigente: Michael Eisner. Infatti da Pochaontas la valuta è diventato tema ricorrente che poi ha partorito i Pirati dei Carabi e L’isola del tesoro.
Il Topo è di fatto stato rinchiuso nei programmi televisivi .
Solo la Pixar, una casa piccola, di animazione virtuale (simbolo di avvicinamento nel mondo vero) ha saputo attraverso la Disney, deliziarci di veri successi.
Non a caso da una fogna , (forse televisiva) un mini-artista, guidato da uno spirito maestro (forse Walt) si incontrerà con un discendente impacciato (forse la Disney) e incapace di utilizzare gli elementi di sempre.
Rataouille oltre ad essere un piatto semplice- sopraffino francese, significa :" rimestare".
Tramite la rimestazione degli ingredienti , il Topolino nascosto (Pixar ormai facente parte Disney) sotto il cappello da cuoco (come il roditore-parlante di Dumbo) manovra il suo “burattino” creando quel mondo, quell’idea che tutti noi e nemmeno la critica, assaporava da tempo.
Ratatouille mette in scena il risultato della metamorfosi, il ritorno della forma e la sopraccitata anima raggiunta. Se il Topolino dava la piuma magica a Dumbo per farlo volare, ora il Topolino dona un cucchiaio. Ma il concetto è sempre lo stesso : “ se puoi sognarlo, puoi farlo”, e il piccolo artista sogna.
Il Castello Rosato ha finalmente riaperto le porte.


David